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Le sculture di Ercole Rosa sono piuttosto rare sul mercato. Si possono trovare opere in bronzo, marmo, alabastro e gesso, prevalentemente figure intere o ritratti a mezzo busto. Il suo stile coniuga un solido impianto classico con soluzioni più realistiche e narrative.
Le quotazioni delle sue sculture di Ercole Rosa spaziano generalmente da €1.000 a oltre €10.000. Dalla nostra esperienza, le opere più apprezzate sono le grandi composizioni in marmo a soggetto mitologico, tra cui spiccano Cupido colto nella rete e La lampada infranta. Il valore di una sua scultura varia in relazione a qualità, soggetto, materiale e dimensioni.
Il miglior risultato di vendita per un’opera dell’artista è di circa €37.000, raggiunto nel 2021 proprio da Cupido colto nella rete, una grande composizione in marmo alta 130 cm.
Ricordiamo che le quotazioni indicate sono puramente orientative. Per una valutazione personalizzata, è possibile contattarci.
da €1.000 a oltre €10.000
circa €37.000
Ercole Rosa è uno scultore romano attivo nella seconda metà dell’Ottocento, considerato tra i migliori interpreti della scultura del suo tempo. Il suo stile coniuga la formazione neoclassica con progressive aperture realistiche e una maggiore attenzione narrativa. Tra le sue opere più significative troviamo il monumento a Vittorio Emanuele II, al centro di Piazza del Duomo a Milano.
Oggi è un artista piuttosto raro sul mercato: le sue sculture compaiono solo sporadicamente in vendita. Il suo collezionismo è prevalentemente nazionale, ma le opere più importanti suscitano interesse anche a livello internazionale, in virtù di uno stile ancora molto apprezzato all’estero (mentre in Italia i suoi lavori risultano oggi più difficili da collocare).
Ercole Rosa nasce a Roma il 13 febbraio 1846 in una famiglia modesta. I primi insegnamenti li riceve dal padre, scalpellino specializzato nella realizzazione di figure per presepi; anche il fratello Sestilio intraprenderà la carriera di scultore. In seguito la famiglia si trasferisce a San Severino Marche, città in cui il giovane inizia a muovere i primi passi nel campo della scultura.
Nel 1858 il monsignor Mazzuoli, vescovo della città, colpito dal suo talento, gli garantisce un sussidio mensile che gli permette di tornare a Roma e proseguire gli studi artistici. Qui trova ospitalità presso l’Ospizio di San Michele e frequenta l’Accademia di San Luca, entrando anche in contatto con le botteghe di scultori come Galletti e Trabacchi, che contribuiscono alla sua formazione.
Il primo vero successo di Ercole Rosa arriva quando vince il concorso per il monumento ai Fratelli Cairoli. Il modello in gesso viene presentato in piazza del Popolo nel 1873, ricevendo un’accoglienza entusiasta. A questa affermazione seguono importanti incarichi, tra cui spicca la realizzazione del bozzetto per il monumento a Vittorio Emanuele II a Vercelli.
Partecipa a diverse esposizioni: nel 1870 è presente alla Promotrice di Belle Arti di Torino, mentre nel 1877 espone a Roma il Suonatore napoletano, opera che gli vale un secondo posto. Nel 1890, inoltre, prende parte all’Esposizione di Belle Arti di Roma. Tra i suoi lavori più celebri si distingue il monumento equestre a Vittorio Emanuele II a Milano (completato da Ettore Ferrari).
Ercole Rosa muore a Roma nell’ottobre del 1893, a soli quarantasette anni.
L’arte di Ercole Rosa si distingue per una solida formazione classica, che si traduce in una straordinaria padronanza tecnica e in un linguaggio espressivo ricco e articolato. Dallo studio della scultura antica egli sviluppa un modellato ampio e vigoroso, accompagnato da una sensibilità raffinata capace di infondere alle figure una forte intensità emotiva. Le sue opere rivelano un equilibrato dialogo tra rigore formale e vitalità espressiva, qualità che lo rendono uno degli interpreti più significativi della scultura italiana dell’Ottocento.
Raggiunge una piena maturità già nel monumento ai fratelli Cairoli, situato al Pincio, dove Rosa esprime una drammaticità potente e sincera. Le figure, colte in un momento di tensione e sacrificio, sono modellate con evidente realismo. In particolare, il contrasto tra il corpo morente di Enrico e l’atteggiamento protettivo di Giovanni costruisce una narrazione intensa e profondamente coinvolgente.
La sua scultura presenta diverse affinità con quella di Giulio Tadolini, altro importante interprete romano del periodo. Entrambi partono da un saldo equilibrio classico e da una composta impostazione formale, ma si aprono progressivamente a soluzioni più dinamiche, realistiche e narrative, compiendo così un passo verso una scultura più moderna e attenta alla realtà.
Nel monumento equestre a Vittorio Emanuele II, collocato in Piazza del Duomo, Rosa dimostra una notevole audacia compositiva. La figura del sovrano, colta nell’atto di trattenere con energia il cavallo, introduce un senso di movimento e tensione che rompe la tradizionale staticità del monumento celebrativo. Il rilievo del piedistallo, dedicato all’ingresso delle truppe dopo la battaglia di Magenta, si distingue per una resa affine per sensibilità a quella degli scultori lombardi di fine secolo.
Anche nelle opere minori, come busti e ritratti, Rosa mantiene un’intensa forza espressiva. Le effigi di Giuseppe Garibaldi rivelano un modellato energico e una marcata caratterizzazione psicologica.
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