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L'attività di Angelo Zanelli, noto scultore lombardo del primo Novecento attivo soprattutto a Roma, è stata dedicata in gran parte a incarichi monumentali, con lavori che uniscono classicismo e tendenze moderne, spesso arricchiti da elementi simbolici o allegorici. Lavorò principalmente con marmo o bronzo.
Oggi le sculture di Angelo Zanelli hanno delle quotazioni generalmente comprese tra i €500 e i €10.000, con il valore della singola opera che dipende in particolare da qualità, soggetto e materiale impiegato. I valori più alti sono raggiunti dalle grandi composizioni allegoriche, in cui lo scultore fonde la statuaria greco-romana con tendenze Art Nouveau. Il record di vendita noto per una sua opera è attualmente di circa €9.200, ottenuto nel 2022 da Bozzetto del monumento equestre a José Gervasio Artigas a Montevideo, una scultura in bronzo di 90 × 90 × 50 cm.
Ricordiamo che le quotazioni indicate hanno carattere puramente orientativo. Per una valutazione personalizzata, è possibile rivolgersi a noi: siamo specializzati nella scultura italiana della prima metà del XX secolo.
Le sculture di Angelo Zanelli sono tendenzialmente valutate tra i €500 e i €10.000, in relazione a qualità, soggetto e materiale impiegato. Le valutazioni migliori sono generalmente ottenute da opere di grande formato raffiguranti allegorie.
Il miglior risultato di vendita per un'opera dell'artista lombardo è di circa €9.200, stabilito da Bozzetto del monumento equestre a José Gervasio Artigas a Montevideo nel 2022.
Angelo Zanelli è stato uno dei più rilevanti scultori lombardi della prima metà del Novecento. Nato in un piccolo paese vicino a Brescia, trovò a Roma il contesto ideale per affermarsi, ottenendo importanti commissioni per opere monumentali, come le celebri sculture del Vittoriano. Il suo stile combina il classicismo accademico – frutto di un approfondito studio della statuaria greco-romana – con tendenze più moderne e aperture verso linguaggi internazionali.
Zanelli fu inoltre sensibile, e in parte interprete, alle correnti dell’Art Nouveau di inizio secolo, spesso con lavori a contenuto allegorico e/o simbolico. Nel corso della sua carriera ricevette anche numerose commissioni all’estero. Partecipò inoltre a rassegne di rilievo in Italia e in Europa (tra cui Parigi e Bruxelles) e fu insegnante all’Accademia di Belle Arti di Roma.
La sua produzione scultorea è stata piuttosto cospicua, sebbene orientata più verso commissioni pubbliche e incarichi monumentali. Le opere di Zanelli sono piuttosto rare sul mercato. Il suo nome è conosciuto soprattutto dagli appassionati e trova un interesse nazionale, con una maggiore attenzione collezionistica in area lombarda o romana.
Angelo Bortolo Zanelli nacque il 17 marzo 1879 a San Felice del Benaco, in provincia di Brescia. Iniziò il suo percorso artistico come allievo della scuola di disegno Turrini di Salò. Dopo un periodo presso la bottega dell’ebanista Passadori, si avvicinò alla scultura nello studio di Pietro Faitini, a Brescia. La vittoria del concorso per la pensione triennale Brozzi gli consentì di proseguire la formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove fu allievo di Augusto Rivalta.
Nel 1904 si trasferì a Roma. Significativa e duratura fu l'amicizia che qui strinse con il pittore Felice Carena. Ottenne importanti commissioni pubbliche: il fregio del Vittoriano, la Dea Roma per l’Altare della Patria, il monumento a Giuseppe Zanardelli a Salò, la statua equestre del generale Artigas per Montevideo e il monumento ai Caduti di Imola, tra le numerose opere portate a compimento.
Nel 1924 espose alla XIV Biennale di Venezia e, nel 1931, ottenne la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Zanelli scomparve nella Capitale nel dicembre del 1942.
Angelo Zanelli inizia la sua formazione copiando l’antico e scolpendo il marmo. Sviluppa così un’impostazione classica e accademica, oltre a una notevole abilità nella lavorazione e nella modellazione della pietra. Questi elementi costituiscono la base del suo repertorio scultoreo, ma non ne esauriscono la ricchezza.
Con il suo arrivo a Roma, Zanelli si mostra infatti aperto alle influenze moderniste e internazionali dell’epoca. Rimane affascinato dalle opere di Giulio Aristide Sartorio, grande pittore romano impegnato negli stessi anni nella realizzazione del Fregio della nuova Aula dei deputati, così come da quelle di Leonardo Bistolfi. L’ambiente artistico capitolino gli offre inoltre l’opportunità di ammirare le opere di protagonisti del suo tempo, come Klimt, Rodin e molti altri.
La bellezza della sua scultura risiede proprio nella sintesi che riesce a ottenere tra la sua formazione purista — profondamente legata ai canoni della scultura greco-romana — e le suggestioni dell’Art Nouveau, che gli permettono di unire mondo classico e tendenze a lui contemporanee. Il decorativismo, il simbolismo e liberty diventano elementi centrali nel suo linguaggio.
Un ruolo di particolare rilievo nella sua produzione è occupato dalle allegorie, protagoniste di molti suoi lavori. Angelo Zanelli lavorò principalmente a incarichi monumentali piuttosto impegnativi. Proprio per questo, il numero delle opere note non è particolarmente elevato.
Tra le più celebri figurano sicuramente Idillio pastorale e la Dea Roma. Quest’ultima, collocata al centro dell’Altare della Patria, deriva iconograficamente dalla figura della dea Minerva. È rappresentata con una lancia in una mano e una statuetta della Vittoria alata nell’altra, mentre indossa pelle di capra, un elmo e una corona con teste di lupo.
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