Chini Galileo

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Galileo Chini

GALILEO CHINI QUOTAZIONI

Galileo Chini è un rinomato pittore molto ricercato per le sue opere divisioniste, simboliste e liberty, che rappresentano l’apice della sua carriera artistica. Le quotazioni dei dipinti ad olio di Galileo Chini variano da €2.000 a €20.000 e oltre. Le cifre più elevate sono raggiunte dalle opere divisioniste, simboliste o liberty, che suscitano grande interesse tra i collezionisti d’arte italiana del primo Novecento. Il record di vendita dell’artista, stabilito nel 2012, è di circa €75.000 per un magnifico dipinto divisionista di grandi dimensioni risalente al 1913. Esistono diversi fattori che influiscono sulla valutazione di un’opera di Galileo Chini, tra cui lo stile e la qualità.

Le sue produzioni di paesaggi e nature morte classiche hanno un valore di mercato inferiore rispetto alle opere precedenti. Inoltre, Galileo Chini ha creato anche vasi e piatti in ceramica, con particolare apprezzamento per quelli in stile liberty sul mercato internazionale. Le stime fornite precedentemente sono indicative e si consiglia di approfondirle tramite una valutazione gratuita da parte di uno dei nostri esperti.

QUOTAZIONI MEDIE€2.000 - €20.000

Galileo Chini Valore

Galileo Chini Quotazioni e Valore Opere

Fattori determinanti e Considerazioni chiave nella Valutazione delle Sue Opere

Il valore dei dipinti di Galileo Chini è influenzato da una serie di fattori che contribuiscono a determinare il loro prezzo sul mercato. Tra questi fattori rilevanti, troviamo lo stile, la qualità, le dimensioni, il soggetto, la conservazione e la storia dell’opera. Ognuno di questi elementi gioca un ruolo significativo nella valutazione complessiva.

In primo luogo, lo stile delle opere di Galileo Chini riveste un’importanza fondamentale nella determinazione del loro valore. Gli stili più ricercati delle sue opere sono quelli divisionisti, liberty (Art Nouveau) e simbolisti. Tuttavia, tutte le opere dell’artista sono richieste sul mercato, inclusi i suoi dipinti più accademici. È importante sottolineare che le opere realizzate nello stile preferito possono raggiungere valori più elevati.

La qualità dell’opera è sicuramente il fattore principale che influenza la sua stima. La qualità di un dipinto di Galileo Chini si riflette nella bellezza della composizione e nell’esecuzione del quadro. Per valutare la qualità di un dipinto risalente a un determinato periodo di Galileo Chini, è necessario confrontarlo con altre opere realizzate nello stesso stile. Questo processo di confronto e paragone consente di creare una valutazione approssimativa del valore dell’opera.

Le dimensioni dell’opera sono un altro aspetto da considerare. In generale, a parità di qualità, i quadri di dimensioni più grandi tendono ad avere un valore superiore rispetto a quelli più piccoli. L’ampiezza e l’impatto visivo di un’opera d’arte possono aumentare in base alle sue dimensioni, rendendola più desiderabile per i collezionisti e gli acquirenti.

Alcuni soggetti possono suscitare un maggiore interesse e fascino sul mercato. Ad esempio, le opere di Galileo Chini che presentano riferimenti alla cultura asiatica, in particolare alla Thailandia e alla Cina, sono molto ricercate. Inoltre, i paesaggi che rappresentano vedute suggestive, i ritratti di donne nude e le nature morte con una composizione particolarmente elaborata sono considerati altamente apprezzati dai collezionisti.

La conservazione dell’opera è un fattore importante da considerare. Un dipinto ben conservato, privo di danni o alterazioni significative, sarà valutato in modo più positivo rispetto a uno che presenta segni evidenti di usura o degrado.

Infine, la storia dell’opera può influenzare il suo valore. Gli elementi come le esposizioni in importanti mostre, le pubblicazioni o una documentata provenienza da collezioni di prestigio possono conferire un valore aggiunto all’opera di Galileo Chini.

Tutti questi fattori vanno presi in considerazione quando si valuta il valore di un dipinto di Galileo Chini. È importante consultare esperti del settore e apprezzatori d’arte qualificati per ottenere una valutazione accurata e dettagliata dell’opera in questione.

Galielo Chini Valutazione Rapida e Gratuita

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Siamo consapevoli dell’importanza della tua privacy e trattiamo tutte le informazioni fornite con la massima riservatezza. Puoi stare tranquillo sapendo che i tuoi dati saranno gestiti in modo sicuro e professionale.

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La valutazione che effettueremo sarà basata sui prezzi di mercato attuali e sarà fatta dai nostri esperti d’arte specializzati nel primo Novecento, con una particolare attenzione al divisionismo e allo stile Liberty (Art Nouveau) in Italia. Puoi fidarti della nostra competenza nel settore e della nostra conoscenza delle tendenze del mercato artistico.

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Galileo Chini Vendita ed Acquisto

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Riconosciamo l’importanza della riservatezza in tutte le trattative. Garantiamo che tutte le informazioni condivise saranno trattate con la massima privacy e riservatezza.

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Quando si tratta di trattative, seguiamo prezzi di mercato stabiliti dai nostri esperti d’arte specializzati nel primo Novecento, con particolare attenzione alla pittura divisionista, allo stile Liberty e simbolista in Italia. Ci assicuriamo che la trattativa sia vantaggiosa per entrambe le parti e basata su una valutazione accurata e coerente con i prezzi attuali.

Siamo particolarmente interessati ai quadri divisionisti e liberty di Galileo Chini, soprattutto se di grandi dimensioni. Tuttavia, siamo aperti a considerare l’acquisto di qualsiasi opera di Galileo Chini. Una volta trovato l’accordo, ci occuperemo noi del ritiro dell’opera e della gestione della logistica.

Galileo Chini In Vendita

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Galileo Chini Pittore

Biografia di Galileo Chini Pittore

Nacque nel cuore di Firenze, una città che avrebbe nutrito la sua passione e nutrito il suo genio, il 2 dicembre del 1873. Nato da Elio e Aristea Bastiani, crebbe in una famiglia modesta ma ricca di amore e cultura.

Suonò i primi accordi della sua vita con un padre sarto, un artigiano della moda che coltivava anche il suo amore per la musica. Tuttavia, la scomparsa prematura di suo padre nel 1884 impose a Galileo Chini una nuova melodia della vita, una che lo portò a lavorare duramente e a frequentare le scuole serali per guadagnarsi da vivere.

Fu in quel periodo che il suo zio Dario, decoratore e restauratore di affreschi, lo prese sotto la sua ala protettiva e lo portò con sé in Umbria nel 1885. Fu lì, al Castello Torlonia a Serra di Brunomonte, che iniziò a sperimentare i primi tratti del suo talento artistico.

Tuttavia, il destino sembrava essere una partitura complicata per il giovane, poiché nel corso dell’anno successivo, nel 1886, perse anche sua madre, lasciandolo orfano. Fu ancora una volta suo zio a offrirgli una speranza, iscrivendolo ai corsi di decorazione presso la Scuola d’Arte di Santa Croce a Firenze nel 1887. Fu lì che le sue abilità artistiche si affinarono, e nel 1889 entrò nella bottega del rinomato decoratore Amedeo Buontempo.

La sua carriera prese una svolta significativa nel 1890, dopo la scomparsa dello zio, quando la Sovrintendenza ai Monumenti della Toscana riconobbe il suo talento e gli offrì l’incarico ufficiale di restauratore. Questa opportunità gli fornì una piattaforma per esprimere la sua abilità nel preservare il passato, mentre allo stesso tempo affinava il suo stile artistico unico.

Nel 1894, la vita di Galileo Chini si intrecciò con quella di un altro grande artista, Augusto Burchi, un rinomato pittore-decoratore fiorentino. Fu questa collaborazione che gli offrì l’opportunità di realizzare uno dei suoi primi grandi progetti: la decorazione di uno dei soffitti del Palazzo Budini Gattai a Firenze. Questa esperienza si rivelò un trampolino di lancio per la sua carriera, aprendo le porte a numerose opportunità nel mondo dell’arte e del design.

A partire dal 1895, Galileo dedicò la sua arte alla Toscana, immergendosi nella cultura e nell’ambiente artistico fiorentino. Affinò le sue tecniche presso la scuola libera di nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida del pittore Giulio Bargellini. Fu in questo periodo che incrociò le strade di altri artisti di spicco come Telemaco Signorini, Vittorio Giunti e Giovanni Montelatici.

Questo gruppo di talenti condivise una visione comune e, nel 1896, fondò la manifattura “Arte della Ceramica”. Insieme, abbracciarono gli orientamenti stilistici dell’Art Nouveau e della Secessione, creando manufatti che catturarono l’immaginazione di molti. Nel 1898, questi straordinari capolavori furono presentati alla Prima Esposizione d’Arte Decorativa di Torino, ottenendo un successo straordinario e riscuotendo ammirazione e plauso.

Il 1897 fu un altro anno di svolta per Galileo Chini, grazie a un incontro fortuito con Plinio Nomellini, che lo introdusse all’estetica divisionista. Questo nuovo approccio artistico influenzò profondamente il suo lavoro, aprendo le porte a nuove prospettive espressive. All’inizio del Novecento, si unì a Nomellini nel progetto del piano urbanistico della nuova zona turistica del Lido di Camaiore, dimostrando così il suo impegno nell’integrare l’arte nella vita quotidiana.

La sua fama continuò a crescere quando espone alcune delle sue prime opere pittoriche alla Biennale di Venezia del 1901. Tra pennellate impressioniste e temi allegorici vicini a Gaetano Previati, Chini dimostrò una versatilità e una profondità di talento che lo distinsero come un artista eclettico e innovativo.

Il 1903 segnò un altro capitolo significativo nella sua carriera, poiché collaborò all’allestimento e alla decorazione della sala toscana alla Biennale di Venezia. Questa opportunità gli permise di mostrare al mondo l’essenza della sua arte e di condividere la sua visione unica.

Tuttavia, il destino riservava ancora ulteriori sorprese per Galileo Chini. Nel 1904, lasciò la direzione dell'”Arte della Ceramica”, intraprendendo nuove strade creative. Fu in questo stesso anno che decorò la cupola del salone centrale della Biennale di Venezia, creando allegorie che rappresentavano l’Arte e la Civiltà. Quest’opera magistrale creò un effetto scenografico suggestivo, tanto che Galileo ricevette un invito straordinario: decorare il salone del Trono a Bangkok, su richiesta del re del Siam.

Così, nel 1911, alla fine di giugno, Galileo si avventurò in un viaggio epico verso l’Oriente, dirigendosi verso Bangkok. Questa esperienza si rivelò un tesoro per la sua crescita artistica e umana. I lavori che realizzò, dedicati ai costumi e ai paesaggi orientali, trovarono riconoscimento e furono esposti nel corso del suo ritorno in Italia nel 1914, sia alla Seconda Secessione Romana che alla Biennale di Venezia. L’Oriente aveva lasciato un’impronta indelebile nella sua anima e nella sua arte.

Ancora nel 1914, Galileo progettò la sua casa al Lido di Camaiore, un’oasi di eleganza caratterizzata da linee semplici e raffinate, in perfetto accordo con lo spirito secessionista dell’epoca. Lo stesso anno, ottenne la cattedra di decorazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, condividendo la sua passione e la sua esperienza con le nuove generazioni di artisti in erba.

Nel 1917, Galileo pubblicò un manifesto rivoluzionario intitolato “Rinnovandoci rinnoviamo”, scritto in collaborazione con Cefariello e Nomellini. Questo manifesto proponeva l’abolizione delle Accademie e sosteneva l’idea di scuole artistiche-industriali, dove architetti, decoratori, industriali, pittori e scultori avrebbero dovuto unire le loro esperienze per creare un nuovo movimento artistico e culturale.

La creatività di Galileo non conosceva confini, e continuò a esplorare nuove sfide e ambiti artistici. Nei decenni successivi, si dedicò con fervore alla decorazione di scenografie teatrali, rielaborando l’esperienza divisionista in un modo del tutto personale. Le sue opere brillavano di una luminosità impressionista e di una scenografia esuberante, culminando nell’opera “Turandot” di Puccini negli anni Venti.

Dopo una carriera prolifica e appassionata, nel 1938 decise di ritirarsi dall’insegnamento per dedicarsi quasi esclusivamente alle attività espositive. Tuttavia, il destino aveva in serbo per lui un ostacolo imprevisto. Tra il 1945 e il 1950, dovette affrontare un disturbo alla vista che gradualmente lo portò alla cecità.

Nonostante questa sfida, la sua passione e la sua dedizione all’arte rimasero intatte. Nel 1954, dipinse la sua ultima opera, “Follia macabra”, un testamento finale alla sua straordinaria carriera artistica. Due anni dopo, il 23 agosto, Galileo Chini si spense nella sua amata Firenze, nella sua casa di via del Ghirlandaio.

Galileo Chini Opere

Galileo Chini Opere – Stile e Caratteristiche

Un Viaggio Artistico Tra Divisionismo, Liberty e Espressionismo – L’Arte di Galileo Chini

L’eclettico percorso artistico di Galileo Chini si snoda attraverso le epoche e gli stili più distintivi del XX secolo, offrendo uno sguardo affascinante su un’evoluzione creativa in continua metamorfosi. Inizialmente, abbracciò il movimento divisionista, una tecnica pittorica innovativa che definì i suoi primi anni di produzione artistica.

Il richiamo del re del Siam come pittore di corte aprì le porte a un capitolo straordinario della sua carriera, durante il quale Chini trasferì la sua maestria nel cuore esotico della Thailandia. Qui, immerso nella magia di paesaggi senza tempo e nella vibrante energia di Bangkok, catturò l’essenza di questi luoghi unici attraverso opere che ancora oggi incantano per la loro bellezza senza tempo.

Il passaggio a uno stile liberty segna una svolta significativa nella sua estetica artistica. Attraverso un magistrale intreccio di simbolismo floreale e allegorie femminili, Galileo Chini trasforma le sue tele in visioni di un mondo sospeso tra realtà e sogno. Le tonalità vivaci e accese, arricchite da sfumature dorate, conferiscono alle sue opere un’aura di eleganza e mistero tipica del movimento secessionista, creando una sinfonia di forme e colori che incanta lo sguardo e l’anima.

Nelle fasi successive della sua carriera, Chini esplora nuovi territori artistici, abbracciando elementi dell’espressionismo e del surrealismo. Questa evoluzione stilistica si riflette in opere intrise di tonalità cupe e tormentate, che rivelano un’anima inquieta e in continua ricerca. Attraverso una tavolozza di colori intensi e un uso audace delle forme, trasmette emozioni profonde e universali, invitando gli spettatori a esplorare le profondità dell’animo umano.

In questo straordinario viaggio attraverso i mondi dell’arte, Galileo Chini si conferma non solo come un maestro della tecnica e della forma, ma anche come un visionario capace di trasformare la realtà in poesia e di catturare l’essenza stessa della vita attraverso la sua arte senza tempo.

Quadri

  1. La quiete (1901)
  2. Nella Bisca del Gran Cinese a Bangkok (1912)
  3. L’ora nostalgica sul Mé-Nam (1912)
  4. Canale a Bangkok (1912)
  5. Festa a Bangkok (1913)
  6. Capodanno cinese (1913)
  7. Vecchio Cimitero di Sam Phaya (1913)
  8. La primavera classica (1914)
  9. Danzatrice (1914)
  10. Natura morta con maschera (1914)
  11. Giardino delle rose (1915)
  12. Gli uguali (1915/17)
  13. L’amore (1919)
  14. Orfeo (1947)

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