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La produzione di Giovanni Battista Ciolina comprende paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana, spesso legati alla realtà della Val Vigezzo. La sua pittura si distingue per l'attenzione alla luce e al colore, con un uso del colore diviso sempre misurato e adattato alle esigenze della composizione. Accanto alla ricerca cromatica, nelle sue opere emerge una particolare sensibilità per la natura, le persone e la vita semplice del territorio.
Per parlare del mercato delle opere di Ciolina è necessario considerare la sua evoluzione pittorica. I quadri più ambiti sono le grandi opere divisioniste di primo periodo, che risultano però molto rare.
I dipinti più frequenti sul mercato di Giovanni Battista Ciolina sono tele o tavole successive agli anni Venti, il cui valore spazia generalmente da €500 a oltre €4.000, in base alla qualità, al soggetto e alle dimensioni. Per fare qualche esempio: ci è stata recentemente richiesta la valutazione di un ritratto virile di circa 70 x 50 cm, un'opera che a nostro giudizio non era particolarmente significativa e che abbiamo stimato €500-700; nel maggio 2025 è invece passato sul mercato Paesaggio di montagna con gregge, olio su tela di 100 x 130 cm, con una stima di €2.000-3.000.
Sono i grandi paesaggi alpini a raggiungere tendenzialmente i risultati migliori, che potrebbero essere particolarmente elevati per le prime opere divisioniste di fine Ottocento, praticamente assenti sul mercato, ma anche per le più impegnative dei periodi successivi. Il record di vendita noto per un'opera di Giovanni Battista Ciolina risale al 2022 ed è di circa €12.500, raggiunto da Passaggio del treno a Toceno (1928), olio su tela di 109 x 130 cm. Si tratta infatti di un quadro realizzato dopo il suo ritorno nella Val Vigezzo, non propriamente divisionista ma comunque significativo, caratterizzata da grandi dimensioni, da un'affascinante rappresentazione montanara e da un evidente impasto cromatico.
FREQUENZA SUL MERCATO: sporadica · AREA: Piemonte e Lombardia · RICHIESTA COLLEZIONISTICA: media · PREFERENZA: paesaggi alpini divisionisti di primo periodo
Ricordiamo che le quotazioni indicate sono puramente orientative e che i dati forniti sono frutto della nostra esperienza. Per una valutazione personalizzata o per proporci l'acquisto del tuo quadro di Giovanni Battista Ciolina, è possibile contattarci.
€500 - €4.000
anche ben oltre €4.000
circa €12.500
Giovanni Battista Ciolina è un pittore legato alla corrente divisionista, appartenente alla seconda generazione. Pur non essendo tra i nomi più noti del movimento, il suo contributo non è trascurabile. Nelle sue opere il divisionismo si riconosce soprattutto nella scomposizione del colore attraverso pennellate e linee distinte, utilizzate in composizioni spesso di paesaggio e, perlopiù, in soggetti montanari.
Anche nel mercato dell'arte la posizione di Giovanni Battista Ciolina è piuttosto articolata. Non ha la stessa notorietà di alcuni suoi contemporanei divisionisti e le sue opere hanno valori tendenzialmente contenuti, segno di una domanda più limitata rispetto a quella di altri esponenti della corrente.
Negli ultimi anni i valori di mercato di Ciolina hanno mostrato una certa stabilità, anche grazie all'interesse ancora presente per il Divisionismo in generale. La domanda per i suoi quadri è però relativamente limitata, soprattutto all'area novarese e vigezzana e, più generalmente, tra Lombardia e Piemonte.
Il filo spezzato
Giovanni Battista Ciolina nasce nel 1870 a Toceno, in Val Vigezzo, nella provincia di Novara. Si forma alla scuola Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, sotto la guida di Enrico Cavalli, che aveva studiato all'Accademia di Lione sotto Guichard, a sua volta legato all'ambiente di Delacroix.
La scuola di Cavalli offre agli allievi numerosi stimoli e aperture culturali, tra cui anche Carlo Fornara. Cavalli, grazie alla formazione accademica a Lione e ai contatti con artisti come Ravier e Monticelli, trasmette ai suoi allievi una visione emozionale della natura e li avvicina a nuove esperienze artistiche. Ciolina guarda anche alle sperimentazioni milanesi presentate alla Prima Triennale di Brera e decide di approfondire l'uso del colore puro, unendolo alle esigenze espressive della pittura en plein air.
Nel 1896, Giovanni Battista Ciolina parte per Lione insieme a Fornara. Il viaggio nasce sia dalla passione per l'arte sia dalla necessità di guadagno: i due eseguono ritratti e copie di opere antiche e moderne. Allo stesso tempo, entrano in contatto con le innovazioni dei pittori locali, che contribuiscono a modificare il modo di vedere e dipingere di Ciolina al suo ritorno in Italia. Il suo uso del colore diventa più sfumato e spezzato, anche sotto l'influenza di Giovanni Segantini.
Nel 1897 presenta a Brera il Filo Spezzato, opera che richiama l'attenzione dei divisionisti dell'epoca. Espone nuovamente alla Nazionale di Milano nel 1900 e nel 1906. Nel 1898 partecipa alla grande Mostra Generale Italiana di Torino e nel 1899 alla Promotrice di Torino.
Negli anni successivi espone anche a Bruxelles. Alla Permanente di Milano è presente nel 1909 e nel 1911. Nel 1907 partecipa alla Biennale di Venezia con opere come Preludio di Primavera, Tramonti e Tempo Autunnale.
Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, Giovanni Battista Ciolina mantiene uno studio a Milano dove trova seguito anche come ritrattista. In seguito decide di stabilirsi in modo permanente in Val Vigezzo. Qui torna a concentrarsi sui paesaggi e sui costumi locali, studiando la luminosità del cielo e gli effetti della luce sulla natura. Tra le opere di questo periodo c'è Il Ritorno dall'Alpe.
Nelle fasi successive della sua carriera sperimenta diverse tecniche, dall'uso dell'impasto alla divisione del colore. Questo gli permette di variare il modo di rendere la luce e la materia, adattando la propria pittura alle diverse esigenze espressive.
Giovanni Battista Ciolina muore nel 1955 a Toceno.
I primi passi artistici di Giovanni Battista Ciolina sono caratterizzati dall'approfondimento dell'uso del colore puro e dall'interesse per la pittura en plein air. Durante il soggiorno a Lione, spinto anche dalla necessità di mantenersi economicamente, si dedica alla realizzazione di ritratti e copie di opere antiche e moderne. È un periodo di studio e di intenso lavoro, che gli permette di affinare la propria tecnica.
Al suo ritorno in Italia, Giovanni Battista Ciolina adotta un nuovo linguaggio pittorico, orientandosi verso l'uso del colore diviso. Le prime ricerche cromatiche, databili agli ultimissimi anni del XIX secolo, mostrano chiaramente un’affinità stilistica con i lavori di Segantini, a cui Ciolina si mostra debitore. Il confronto tra il Filo spezzato dell’artista piemontese e il capolavoro segantiniano Le due madri mette in evidenza diversi punti in comune. Il tema trattato è praticamente lo stesso: la maternità in una stalla.
Nella composizione di Ciolina compare però una figura anziana, legata a un altro momento della vita, con il corpo ricoperto di fieno. In entrambe le opere il soggetto va oltre la semplice ricerca del bello e della resa pittorica, per esprimere significati più profondi. È un approccio che distingue la pittura di Ciolina e, più generalmente, il Divisionismo nel Nord Italia dalla derivazione romana della corrente, a cui spesso viene rimproverata una ricerca esclusivamente formale e decorativa, visibile ad esempio nelle rappresentazioni Belle Époque di Camillo Innocenti e Aleardo Terzi.
Fino al 1910, il Divisionismo rimane una componente importante della sua pittura, utilizzato con misura e attenzione soprattutto nello studio della luce e del colore.
Accanto alla pittura di paesaggio, Giovanni Battista Ciolina si dedica anche al ritratto. Tra gli esiti più interessanti di questa produzione si possono ricordare opere come Fratelli e diversi ritratti della borghesia meneghina, nei quali affronta soggetti e ambienti diversi da quelli legati alla Val Vigezzo.
Dal suo ritorno nella Val Vigezzo, databile intorno al 1914, nasce il desiderio di riprendere i luoghi e le persone che conosce e che appartengono alla sua storia. La valle torna così al centro della sua pittura, non soltanto come paesaggio, ma anche attraverso la vita quotidiana e i costumi della sua gente. Opere come Il Ritorno dall'Alpe nascono da questo rapporto diretto con il territorio. In questa composizione utilizza il Divisionismo per costruire gli effetti di luce e valorizzare soprattutto la luminosità del cielo e del paesaggio.
Negli anni successivi continua a sperimentare diverse soluzioni tecniche. A seconda delle esigenze, alterna l'impasto alla divisione del colore, adattando di volta in volta la tecnica al risultato che vuole ottenere.
Di seguito alcuni suoi dipinti più noti:
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