Capogrossi Giuseppe

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Giuseppe Capogrossi

GIUSEPPE CAPOGROSSI QUOTAZIONI

Giuseppe Capogrossi è stato un artista di grande rilievo nell’ambito dell’arte italiana del secondo dopoguerra, soprattutto per quanto riguarda la corrente dell’astrattismo informale. Tra gli anni ’20 e ’40, l’artista si distinse come un eccellente pittore figurativo all’interno del movimento artistico della Scuola Romana. Le sue opere figurative, seppur molto apprezzate, presentano valori di mercato inferiori rispetto alle sue icone astratte.

Di seguito è riportata una breve guida alle stime indicative relative al pittore Giuseppe Capogrossi. Le sue opere più ammirate sono una serie di dipinti astratti intitolati “Superfici”. Le quotazioni per queste opere di Giuseppe Capogrossi (realizzate con olio su tela e tempere) variano da €10.000 a oltre €100.000 e oltre. I dipinti figurativi hanno un valore inferiore, con stime medie comprese tra €5.000 e €30.000. Il record di vendita noto dell’artista è stato stabilito nel 2006, quando un magnifico dipinto della serie “Superfici”, raffigurante una sua tipica composizione astratta, di grandi dimensioni e datato 1957, è stato venduto per circa €350.000.

Le stime per i disegni e i bozzetti di Giuseppe Capogrossi sono inferiori rispetto alle tele, e anche in questo caso si preferiscono le opere astratte rispetto a quelle figurative. Tuttavia, è importante sottolineare che alcuni dipinti figurativi degli anni ’20, caratterizzati da una qualità eccezionale, possono raggiungere valori di mercato molto elevati. Le stime fornite sono indicative e sarebbe opportuno approfondire la valutazione della tua opera d’arte con la stima specifica e gratuita da parte di uno dei nostri esperti.

QUOTAZIONI MEDIE€20.000 - €120.000

Giuseppe Capogrossi Quotazioni, Prezzi e Valore Opere

Guida alla Stima e Fattori Determinanti nelle Valutazione delle Opere di Questo Pittore

Giuseppe Capogrossi è stato un pittore di grande importanza nella Scuola Romana durante un primo periodo della sua carriera. Questo movimento artistico comprendeva un gruppo di artisti che dipingevano opere figurative, rappresentando figure umane, paesaggi e nature morte in un modo che combinava tradizione e modernità. Tuttavia, Capogrossi successivamente attraversò un cambiamento radicale a causa della crisi della pittura figurativa in Italia.

Si dedicò all’arte astratta e informale, diventando uno dei più importanti esponenti del secondo dopoguerra italiano. L’artista sviluppò uno stile astratto distintivo, caratterizzato da un tratto unico simile a un pettine, che rappresentava infinite evoluzioni e forme spaziali. Per calcolare il valore di un’opera di Giuseppe Capogrossi, è necessario prendere in considerazione diversi fattori, tra cui lo stile, le dimensioni, la datazione e la storia dell’opera.

Per quanto riguarda lo stile, come già menzionato, Capogrossi ha prodotto opere sia figurative che astratte. Le opere astratte tendono ad avere valutazioni medie più elevate e possono raggiungere valori di mercato più alti. Tuttavia, il periodo della Scuola Romana è ancora molto apprezzato, e opere di alta qualità appartenenti a quel periodo possono raggiungere valori altrettanto elevati.

Le dimensioni di un’opera sono un fattore significativo nel determinare il suo valore. In generale, maggiore è la dimensione, maggiore è il valore dell’opera. Ciò è dovuto al fatto che opere di grandi dimensioni richiedono maggior studio e impegno nella loro realizzazione da parte di Capogrossi. Inoltre, le opere di grandi dimensioni sono più rare, il che contribuisce a un aumento del loro valore sul mercato.

La datazione delle opere di Capogrossi non ha un’influenza significativa sul loro valore. Per le opere figurative, possono essere preferite le opere degli anni ’20 e ’30, ma questo non incide in modo significativo sul loro valore, poiché Giuseppe Capogrossi pittore non ha prodotto opere figurative dopo gli anni ’50, che avrebbero un valore inferiore.

Per le opere astratte, è leggermente preferita la datazione della fine degli anni ’50 e dell’inizio degli anni ’60, ma anche in questo caso non influisce notevolmente sul valore complessivo. Ha prodotto le sue opere astratte, chiamate “Superfici”, dalla fine degli anni ’50 fino al 1972, anno della sua morte. Dato che il periodo di produzione è relativamente breve, le sue opere sono considerate innovative e mantengono un alto valore sul mercato dell’arte italiano.

Infine, la storia dell’opera, inclusa la sua pubblicazione, esposizione e provenienza, può influire sul valore complessivo. Opere che hanno partecipato ad importanti esposizioni, sono state pubblicate in monografie autorevoli o provengono da importanti collezioni o istituzioni possono essere considerate più desiderabili e quindi possono raggiungere valori più elevati sul mercato dell’arte.

In conclusione, calcolare il valore di un’opera di Giuseppe Capogrossi richiede la considerazione di diversi fattori, tra cui lo stile, le dimensioni, la datazione e la storia dell’opera.

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È importante sottolineare che la nostra valutazione sarà basata sui prezzi di mercato attuali. I nostri esperti d’arte, specializzati nell’Arte Informale e nel Gruppo Origine per le composizioni astratte di Giuseppe Capogrossi, nonché nell’arte del primo Novecento e nella Scuola Romana per le sue opere figurative, sono costantemente aggiornati sulle tendenze e sul valore delle opere d’arte. Pertanto, puoi essere certo che la nostra valutazione sarà coerente con il mercato attuale.

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Giuseppe Capogrossi Vendita ed Acquisto

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Siamo particolarmente interessati ai lavori astratti di Capogrossi degli anni ’50 e ’60, soprattutto a quadri di grandi dimensioni. Tuttavia, siamo altrettanto entusiasti delle sue opere del periodo della Scuola Romana, che rappresentano una fase precedente alle sue composizioni astratte. Se possiedi opere di questi periodi, siamo pronti ad esplorare la possibilità di un’acquisizione.

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Biografia di Giuseppe Capogrossi Pittore

Nacque il 7 marzo 1900 a Roma da una famiglia di nobili origini. Nonostante avesse ottenuto una laurea in Giurisprudenza, Giuseppe Capogrossi decise di seguire la sua autentica passione per l’arte. Iniziò a frequentare lo studio del pittore Carena e la celebre terza saletta del Caffè Aragno, luoghi che gli offrirono l’opportunità di incontrare importanti artisti dell’epoca, come Spadini, Oppo e Ceracchini.

Nel 1927, Capogrossi intraprese il suo primo viaggio a Parigi accompagnato da Fausto Pirandello. Questa esperienza si rivelò una svolta cruciale nella sua carriera, permettendogli di immergersi nel vibrante centro culturale europeo del tempo. Nei successivi anni, compì numerosi viaggi a Parigi e in altre città europee, ampliando la sua conoscenza artistica e le sue influenze.

Sotto l’influenza e l’incoraggiamento di Carena, nel 1924 Capogrossi visitò Anticoli Corrado, un pittoresco borgo italiano, dove tornò più volte verso la fine degli anni ’30. Durante questo periodo, condivise uno studio con Emanuele Cavalli, stabilendo una duratura amicizia e una significativa affinità artistica. Inoltre, frequentò regolarmente uno dei barconi ormeggiati lungo le rive del Tevere, un luogo di incontro per artisti e intellettuali, tra cui il gallerista ed editore Bardi, il pittore Alberto Ziveri e la scrittrice Elsa Morante.

Le suggestioni di questo ambiente si riflettono nei dipinti di Capogrossi come “Canottieri”, “Poeti del fiume” e “Piena sul Tevere” del 1934. Queste opere, caratterizzate da un classicismo primordiale, presentano una materia pittorica opaca e uno spazio geometrico immerso nella luce, delineato da poche linee.

Nel 1933, insieme a Emanuele Cavalli e Roberto Melli, Capogrossi sottoscrisse il Manifesto del Primordialismo Plastico e nello stesso anno espose con Cavalli, Cagli e Sclavi alla “Galerie J. Bonjean” di Parigi. In quell’occasione, venne introdotta per la prima volta l’espressione “Ecole de Rome”, che identificava una nuova tendenza artistica emersa a Roma. Nel 1937, nelle sue opere comparvero temi legati alla vita contadina e alle feste paesane, come ad esempio in “Teatrino di campagna” e “Baraccone da Fiera”, esposti alla III Quadriennale romana del 1939. Questi dipinti, caratterizzati da un cromatismo vivace, richiamavano le opere di Derain e Matisse.

Nel gennaio del 1946, Giuseppe Capogrossi inaugurò la sua prima mostra personale alla Galleria San Marco di Roma. Tuttavia, questa esperienza segnò anche l’inizio di una profonda crisi artistica. Attraverso la scomposizione della forma e una nuova concezione dello spazio, si avvicinò sempre più all’astrattismo. Dopo essere stato uno dei principali esponenti della Scuola romana, divenne successivamente una figura di spicco nell’ambito dell’astrattismo informale italiano, insieme ad artisti come Lucio Fontana e Alberto Burri.

Le prime opere astratte di Giuseppe Capogrossi risalgono al dopoguerra, e già esprimono un vocabolario artistico personale, profondamente influenzato dal post-cubismo. Nelle sue composizioni, utilizzava matrici a forma di pettine, organizzate con logica e libertà, per creare un linguaggio segnico distintivo. Questo approccio all’arte lo avvicinò all’Informale, un movimento artistico che emerse in Italia negli anni ’50 e ’60.

Nel 1951, con Mario Ballocco, Alberto Burri ed Ettore Colla, fondò il Gruppo Origine, con l’obiettivo di promuovere gli ideali dell’astrazione e di una semplificazione espressiva. Nel frattempo, continuò a dedicarsi all’insegnamento, condividendo la sua conoscenza e la sua passione per l’arte con le nuove generazioni di artisti.

Nonostante le incomprensioni iniziali derivanti dal suo drastico abbandono della pittura figurativa, l’opera di Giuseppe Capogrossi iniziò a ricevere sempre più consensi a livello internazionale. Durante la sua vita, ottenne importanti risultati e riconoscimenti, come il premio per la pittura assegnato alla pari a lui e a Ennio Morlotti alla XXXI Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.

Giuseppe Capogrossi morì a Roma il 9 ottobre 1972.

Giuseppe Capogrossi Opere – Stile e Caratteristiche

Dal Realismo alla Primitiva Astrazione – Il Linguaggio Segnico dell’Arte di Giuseppe Capogrossi

Inizialmente, le opere di Giuseppe Capogrossi abbracciano la pittura figurativa, che richiama al periodo della scuola romana. Questo stile pittorico si caratterizza per un tonalismo chiaro, che riflette l’essenza del Novecento e un ritorno alle tradizioni artistiche, traendo ispirazione dall’antico e dal realismo di maestri come Piero della Francesca. Tuttavia, non si limita a riprodurre la realtà, ma si lascia influenzare dalle avanguardie parigine, introducendo elementi di innovazione e sperimentazione nel suo lavoro.

Con il passare del tempo, l’artista si distacca gradualmente dalla pittura figurativa per intraprendere un viaggio verso l’astrazione. È qui che nasce il suo astrattismo segnico, una forma d’arte destinata a rappresentare non tanto segni visibili, ma piuttosto quelli che risiedono all’interno di noi stessi. Capogrossi non si propone di elaborare concetti astratti complessi, bensì di catturare e rappresentare esclusivamente il segno, utilizzando una forma archetipica per definire lo spazio pittorico.

Il suo segno distintivo, comunemente conosciuto come “forchettone”, evoca un simbolismo primitivo e quasi primordiale. Questo segno sembra contenere in sé tutto e niente allo stesso tempo, offrendo uno spazio per l’interpretazione personale dello spettatore. Le opere di Capogrossi si distinguono anche per gli sfondi monocolore, che conferiscono una sensazione di purezza e semplicità alla composizione. L’artista evita l’eccesso di colore, preferendo concentrarsi sulla potenza espressiva dei segni e delle forme.

Le opere di Capogrossi non sono semplici singole creazioni, ma piuttosto serie di segni elaborati e concatenati, quasi a creare un alfabeto visivo unico. Questa sequenza di segni dà vita a un linguaggio pittorico originale e coinvolgente, che invita lo spettatore a esplorare e scoprire il significato nascosto dietro ogni tratto e forma. In questo modo, la sua arte diventa un viaggio di scoperta e contemplazione, in cui il segno diventa il protagonista assoluto, trasformando lo spazio della tela in un universo ricco di significati e suggestioni.

Quadri

  1. Ritratto muliebre (1932)
  2. Il vestibolo (1932)
  3. Il temporale (1933)
  4. I canottieri (1933)
  5. Arlecchino (1936)
  6. Superficie 105 (1954)
  7. Superficie 106 (1954)
  8. Superficie 251 (1957)
  9. Superficie 397 (1961)
  10. Superficie 399 (1961)

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